Critica

Dino Villani

Non soltanto per amor di contrasto, ma per una sentita e diffusa esigenza dello spirito, stiamo tornando al sentimento.
Basterebbe a dimostrarlo l'atteggiamento dei giovani conquistati dalla musica classica e spinti a cercare un modo di vivere che respinge il tipo di civiltà che ci siamo creati con la ricerca del sempre più comodo. La vita traumatizzante, densa di imprevisti che sono per la maggior parte spiacevoli, ci spinge a cercare qualche angolo riposante nel quale ci si possa rifugiare per restare un po' soli con noi stessi e magari rincorrere dei sogni.

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Mario Portalupi

Da quel che si vede Paola Mayer Pozzi è pittrice che dà tutta la sua attività al paesaggio e all'interpretazione di fiori.
Questi, o son visti da vicino come ci si chinasse sopra, o son visti in vasi dai quali escono alti reggendo trionfalmente le corolle a semisfera, lievi come piumini da cipria, rosee o azzurre pallide.

Si tratta di quelle mezze tinte - a spiegarmi - per ottenere le quali opera più la sensibilità personale… che il pennello.
Il paesaggio è pure dipinto sui mezzi toni grigi, difficile da conseguire pittoricamente, così, nella loro leggerezza quasi vaporosa.
È chiaro che dipingendo Paola Mayer Pozzi per arie tonalmente "umide", parrebbe rifiatanti alla guisa dei campi lombardi d'autunno, il suo paesaggio di spiagge nordiche, di dossi montani magari nevosi non può non essere lieve: talora trasognato, talora vagamente spettrale. Comunque gentile, mai affannato.

Giovanna Pascoli Piccinini


Succede anche ai grandissimi artisti - dopo un lungo lasso di vita - di fermarsi e di iniziare un rigoroso esame di tutte le opere prodotte. E, in questa specie di "verifica", in questa completa valutazione retrospettiva, si traggono, alla fine i conti.
È una pausa ricca di umori, una domanda intima che riceve la risposta a spron battuto. E, il più delle volte, il riandare a ritroso nel tempo è positivo e appagante.

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Carlo Franza

Paola Mayer Pozzi offre all'occhio dello spettatore la capacità di assorbire visivamente opere più espressive, nel senso che si adeguano a un clima pre-informale, ma anche opere che toccano la condizione di sensibilità e di conoscenza profonda dell'arte.
Pittura-pittura quella della Mayer, anche quando nasce come estranea ed esteriore, reinterpretata, rivissuta, scoperta in ogni angolo.
Plasma di sé l'intero racconto pittorico: le cose, i luoghi, le atmosfere. Il colore è trasparentissimo, tipicamente lombardo, nel clima della scuola "chiarista" di Del Bon e De Rocchi, ma anche di De Amicis: un'atmosfera rarefatta che nel colore trova scelta felice,densa di significati sottintesi,sospesi a mezz'aria, luci e immagini suggestive.

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Enzo Fabiani


Quella "bella Lombardia coi suoi giardini" che Dino Campana vide e definì come una visione sorprendente (ma chissà in quale mese, e in quale stato d'animo) mi pare il punto di riferimento più costante per la pittrice Paola Mayer Pozzi: anche se poi, parlando di lei, si scopre che i suoi motivi spesso si allacciano a paesaggi inglesi, o addirittura orientali; a misure e vastità, cioè, quasi impensabili per chi non abbia avuto l'occasione di viaggiare in quei Pesi in cui la sottigliezza è caratteristica persino del paesaggio…

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Lino Cavallari

…la Mayer Pozzi ama le atmosfere indefinite, i contorni velati dalle brume padane, ed è per questo che è alla continua ricerca del fascino dell'inespresso in lunghe passeggiate fra i boschi della Brianza e alla riscoperta dei Navigli, questi nuclei di socialità misera ma schietta, ora in radicale trasformazione.

Senza rifarsi ad alcuna scuola, l'artista esprime in modo lirico malinconie e trasalimenti.

Vincenzo Castelli

Nelle opere di Paola Mayer Pozzi vanno ammirati quei tocchi di colore che presi separatamente sembravano quasi sconnessi e slegati, pur senza avere il significato di un freddo virtuosismo, sono invece nel contesto della sua paesaggistica, puntualizzati in un loro insieme per creare uno stile personalissimo e indimenticabile, proprio perché formano un insieme di luce e colore.

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Gastone Breddo

Paola Mayer Pozzi espone le proprie impressioni milanesi, e del clima della metropoli pare non voglia alleggerirsi del fascino di una tenuità coloristica che sta fra la nebbia e il colore dell'aria milanese che è diversa da ogni altra qualunque sia la stagione dell'anno.
Subisce quindi l'emozione degli scorci della vecchia Milano, ma non rinnega l'origine bolognese, il grande respiro della campagna emiliana.
Non ne ripropone la festa dei colori. Si potrebbe dire che la pittura della Mayer Pozzi è come un canto lieve e dolcissimo, che varia di toni e cadenze, ma che resta tuttavia quieto, consolante.

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