Gastone Breddo

Paola Mayer Pozzi espone le proprie impressioni milanesi, e del clima della metropoli pare non voglia alleggerirsi del fascino di una tenuità coloristica che sta fra la nebbia e il colore dell'aria milanese che è diversa da ogni altra qualunque sia la stagione dell'anno.
Subisce quindi l'emozione degli scorci della vecchia Milano, ma non rinnega l'origine bolognese, il grande respiro della campagna emiliana.
Non ne ripropone la festa dei colori. Si potrebbe dire che la pittura della Mayer Pozzi è come un canto lieve e dolcissimo, che varia di toni e cadenze, ma che resta tuttavia quieto, consolante.

Il paesaggio che ella dipinge è ampio di respiri, solido nell'aspetto, invitante alla riflessione. Cioè un racconto non finito, lasciato in sospeso perché l'osservatore ne continui da sé il procedere, tenendo nella mano dell'artista per restarvi legato da una stessa emozione. I suoi fiori son fiori che sembrano freschi e da toccare.

Pure le composizioni dei soggetti non ricorrono alla varietà cromatica squillante che si è soliti ritrovare nelle nature morte che riproducono fasci di fiori assortiti.

L'abbiamo detto. √ą un canto di quiete, che pure contiene tormenti intimi, visioni espanse, inviti, promesse.
Che la Mayer Pozzi sa dipingere, al di là della discussione sul taglio delle immagini, i colori, i soggetti, ce lo dimostra particolarmente nel ritratto di un fanciullo i cui tratti hanno la morbidezza della prima età l'atteggiamento quasi remoto di chi non è sopraffatto da pensieri distorti.

Nella corona delle opere predomina un'isola toscana vista dall'aspra terra che la fronteggia. Tra la fascia di terra brulla e la poggiata che sostiene le case è il mare.Un mare placido che dà il tono della serenità all'immagine, mentre il cielo ne dilata il respiro all'infinito.

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