Giovanna Pascoli Piccinini


Succede anche ai grandissimi artisti - dopo un lungo lasso di vita - di fermarsi e di iniziare un rigoroso esame di tutte le opere prodotte. E, in questa specie di "verifica", in questa completa valutazione retrospettiva, si traggono, alla fine i conti.
È una pausa ricca di umori, una domanda intima che riceve la risposta a spron battuto. E, il più delle volte, il riandare a ritroso nel tempo è positivo e appagante.



E, insieme è un invito a proseguire, a perfezionare vieppiù, a penetrare nel limo della vita.
Quella di Paola Mayer Pozzi è lunga panoramica pittorica di un lungo viaggio intrapreso all'insegna di un racconto che avvince ad affascina: il colloquio con la natura.
Siamo nel trentesimo anno della sua produzione.
Ci è sembrato un atto doveroso.

Quando Paola Mayer Pozzi ha intrapreso l'arte della pittura, davanti ai suoi occhi c'era una gamma immensa di scuole, di temperamenti, di miti.
Bisognava vagliare una voce e lei è andata a quella più poetica, quasi a cotè del surrealismo, a una voce difficile da seguire e da sostenere: la luminosa labile scuola dei Chiaristi lombardi.

A giudicare, oggi, poche sono state le variazioni, d'allora; a un certo fare di ricordo impressionista, è andata sempre più rarefacendo la materia in un progressivo sfaldamento dell'immagine, in nome del colore puro. Chi sceglie il colore, rifiuta di per sé l'indirizzo razionale del dipingere: si lascia andare, invece, al fluire delle sensazioni, delle emozioni. Il colore diventa musica, come la intendeva Gauguin e il cielo, gli alberi, le case, tutto si trasfigura, sotto l'abbandono, al colore. Lo stesso Cèzanne amava proprio "costruire con il colore".
La scioltezza del colore della Mayer Pozzi, brillante e pastoso, inonda sempre tutta la composizione, tenuta solitamente sui registri del blu cobalto, dei rosa accesi, affiancati con una freschezza di contrappunto, ai verdi teneri e lividi. Ne viene esaltata la natura stessa del soggetto, in una sorta di trapasso dal godimento fisso al godimento spirituale. Ancora: ci sono paesaggi tutti permeati di luci liquide cui dà nerbo e unità lo stendersi della materia, secondo sottili schemi mentali che ne riscattano l'informe primitivo sviluppo.


In quello che chiameremo "il suo realismo magico" in un paesaggio fervido di fremiti e di fermenti emotivi dove nuvole e cieli tempestosi premono su distese dalle zolle sconvolte e dalle masse arboree indistinte, dove il fantomatico bianco di poche case crea delle radure inquietanti, è il colore che investe tutti gli elementi del quadro, raccogliendo in un'unità gli spunti figurali, in una coerenza di tessitura cromatica che sviluppa la spazialità dell'immagine, pur disciplinandola con una rigorosa compositività.

E non dimentichiamo i suoi fiori. Un momento di idillio dello spirito. I suoi sono fiori catturati dall'invisibile tra azzurro di cielo e lattiginosità di nuvole, fiori che nascono, si può dire dal nulla, il cui contorno è di una evanescenza quasi del tutto assoluta. Così come i suoi paesaggi "costruiti" dall'artista sempre in chiave interiore.

Là dove tanti pittori si limitano a esprimere la natura, ella la interpreta, non solo, ma le trasfonde luce, un pizzico di magia, un balenare di tinte quasi ne estraesse l'anima: è la vittoria dello spirito perché nelle sue opere si trova sempre, non soltanto vitalità, ma specifico sentimento, fuso in una tecnica personalissima.

A me - lo confesso - piace il colore di gusto un po' fauvista che domina la tela: il colore intenso, a volte drammatico che trasmette, all'osservatore, immediatamente, il messaggio pittorico. Piace, ancora, quella sottile ricerca dell'essenzialità che si trova nei cieli siderali blu, nelle terre rossicce, nelle distese d'acqua ora sonnacchiose, ora furenti.

Perché, in ultima analisi, questa è la vera essenza della pittura di Paola Mayer Pozzi: una favola ritmica nella essenziale espressività lirica, armonizzata dalla poesia, dove la sensazione è suggerita dall'armonia tonale e dalla commozione, infine, è raggiunta da un equilibrio d'insieme dall'eccezionale stesura.

 

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